Google Web History
Si parla molto in questi giorni del nuovo “servizio” di Google: Google Web History. Ma cos’è in pratica? Per che cosa differisce dall’analogo Google Search History? Dove finisce il servizio fornito agli utenti e dove comincia la violazione della privacy? Cerchiamo di fare il punto su una delle questioni più calde oggi sul web.
Prima di tutto è necessario fare un po’ di chiarezza, Google Web History (più recente, in beta e disponibile solo in inglese) e Google Search History (attivo da alcune settimane anche in italiano, ma ancora in beta) sono due servizi differenti. Mentre il primo offre la possibilità di accedere ad una lista completa di tutti i siti da noi visitati, il secondo (Google Search History) è una sorta di cronologia delle ricerche effettuate, tiene traccia solo delle query eseguite su Google.
Entrambi i servizi sono attivabili su esplicita richiesta dell’utente che ha un account su Google. Nello specifico Google Web History (probabilmente il servizio più discusso fra i due) potrà essere attivato o disattivato temporaneamente attraverso la Google Toolbar, quando il PageRank Meter è attivo. Si può decidere di stoppare momentaneamente il servizio, la nostra navigazione non sarà più tracciata.
Sul Google accounts help si legge poi, che Web History è attivo come impostazione di default per chiunque abbia un account con Google. Il servizio traccia un inventario di tutti i siti, le immagini e i video visti sul web. C’è la possibilità di rinunciare a questo strumento in qualsiasi momento, o in alternativa di rimuovere singoli siti.
Chi ci dice che Google non continui a tracciare le nostre sessioni di navigazione, anche contro la nostra volontà? Se può farlo con il nostro consenso può farlo anche senza. Si tratta solo di fidarsi o meno. Lo scenario per i più scettici è allarmante, soprattutto alla luce del fatto che, le preferenze degli utenti sono un elemento determinante nell’algoritmo che decreta il posizionamento dei siti sulle serp di Google.
Per concludere, è stato lo stesso Eric Schmidt, CEO di Google, a dichiarare che Google, in quanto advertising company, necessita di informazioni sempre più precise e personali riguardo all’utente del Web e alle sue preferenze, per migliorare la qualità degli spot.
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[...] Durante il suo intervento Sep Kamvar ha spiegato che Google ha intenzione di offrire ad ogni utente un Page Rank personalizzato, o meglio, dei risultati ordinati secondo un’interpretazione sommaria delle preferenze di ogni specifica utenza. Come sarà possibile fare questo? Nessuna modifica sostanziale degli algoritmi, di fatto non avremo ancora il passaggio alla ricerca semantica di cui dicevamo sopra. Kamvar spiega che Google per sapere “se un utente che cerca ‘jaguar’ ricerca una macchina o un animale”, utilizzerà tutti i dati disponibili sulla persona che ha effettuato la ricerca: Google Desktop Search, Web History, Google Personalized Homepage, Google Map… [...]
[...] Viceversa, l’uso di Google Toolbar comporta tutta una serie di implicazioni legate alla privacy di cui abbiamo già parlato nei post legati a Web History e Search History. ask toolbar, google toolbar [...]